Ruvido, crudo, disturbante e dissacrante, rabbioso, trasgressivo. E ancora: incisivo, estremo, corrosivo, rivoluzionario. Certamente non standardizzato e meno che mai allineato con il politicamente corretto. Lo Zio di Brooklyn, esordio cinematografico di Ciprì e Maresco, presentato nel 1995, è una dichiarazione di intenti, che dopo l’esperienza di Cinico Tv, si traferisce sul grande schermo. Il film, che racconta un’umanità grottesca e surreale, è simbolo di una società dissolta ed espressione dell’immaginario post-apocalittico del cinema di Ciprì e Maresco, che ha sconvolto la platea benpensante e ancora oggi appare un alieno nel panorama cinematografico italiano, di grande potenza espressiva e con la rara capacità di essere indimenticabile. Un mondo e un immaginario che si ripropongono in Grazie Lia – Breve inchiesta su Santa Rosalia, un’indagine che raccoglie le testimonianze di alcuni fedeli di Santa Rosalia, protettrice di Palermo. Tra materiale trasmesso su Rai Tre e materiale inedito, Ciprì e Maresco mostrano ancora una volta un’umanità che è lo specchio della civiltà in declino, pronta ad essere inghiottita dal cielo apocalittico che si abbatte su di essa. Il filo rosso dell’apocalisse, teso e cinico, si intreccia anche nell’omaggio dei due autori ad alcuni registi del cinema superstite con i cortometraggi Martin a Little, intervista a Martin Scorsese sulle sue origini siciliane, e Il corridore della paura, intervista a Samuel Fuller, realizzata in occasione delle riprese di Metamorfosi di una melodia, performance teatrale di Amos Gitai, fatte da Ciprì e Maresco nella Gibellina del Cretto di Burri.